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E adesso
...e adesso non credo più
a niente...non credo più
a nessuno...Non voglio più
darmi, regalarmi per
niente e per nessuno,
perchè...ho sempre fatto così, e
gli altri nemmeno se ne
sono mai accorti...
e adesso credo solo in me, ai
miei pensieri, ai miei
sogni, alle mie crisi,
alle mie speranze, alle
mie delusioni....al mio
DOLORE!
Tu ed io
dialoghi silenziosi...incomprensioni...
malintesi...bugie ed ambiguità...
momenti di felicità...
illusioni...fantasie...
VITA!
Egoismo e cattiveria...
aridità interiore...mistero...
Tu: ragazzo e uomo
Tu: strano e qualunque
Tu: diverso e uguale
Tu: gioia e noia
Tu: ora fuori di me
Tu: ora veramente...tu!
Tu: tramonto di un sogno
Tu: momenti di una storia, comunque vissuta,
comunque nostra!!
Tu...non lasciare andare la tua vita così: sorridi ad essa,
sorridi agli altri!...Cambia!...
Delusione...svalutazione...tristezza...
sbagli, tanti sbagli...
Io qui, tu là: ora distanti,
ora lontani...
Io ora fuori di te...
Io: cosa sono stata io per te?
Un sogno presto svanito, un
fuoco presto spento...
Io: ora solo cenere che il
vento presto disperderà!!
Tu ed Io: due parole che
stanno bene solo sulla carta...
Insieme no, non più!
Tu e...lontano...
Io...
le cose che amo, quelle che odio
Io sono solare, ma anche in alcuni momenti ..buia
Sono tranquilla...esternamente, ma dentro un vulcano sempre in eruzione...
Sono una donna che, nonostante lo scorrere inesorabile del tempo e le fatiche sopportate dalle delusioni e dai problemi quotidiani, ha voluto conservare in un angolino nascosto la stessa anima della fanciullezza, dove a volte nelle ore più dure cerca di rifugiarsi...
Le cose che amo: amo viaggiare con la mente, estraniarmi da questo mondo reale in un mondo tutto mio, dove gli altri spesso non possono entrare..
Amo leggere perchè questo mi apre la mente verso nuovi mondi, verso realtà diverse e sconosciute...
Amo ascoltare musica per elevarmi in un mondo più leggero...
Le cose che odio: odio la falsità, l'arroganza, l'egoismo...
Odio questo sporco denaro che sembra l'unica molla capace di far girare questo mondo, e tutto quelli che lo inseguono disposti a dare pure l'anima per raggiungerlo...
Odio tutto questo materialismo, tutta questa cultura dell'apparire, dove l'essere conta poco...
Io sono
le mie idee, le mie paure, la mia rabbia, le mie delusioni.
I miei sfoghi, le mie lacrime, la mia gioia.
Sono il tempo
Sono il vento
Sono Io
L'esclusa
"Momenti! Non si sentiva forse ciascuno guizzar dentro, spesso, pensieri strani, quasi lampi di follia, pensieri inconseguenti, inconfessabili, come sorti da un’anima diversa da quella che normalmente ci riconosciamo? Poi quei guizzi si spengono, e ritorna l’ombra uggiosa o la calma luce consueta."
Già nel titolo è racchiuso l'argomento del libro: la storia di una donna che viene esclusa, emarginata dalla società.
La protagonista, Marta Ajala è una donna che viene ingiustamente accusata di tradimento dal marito, Rocco, perchè sorpresa a leggere una lettera d'amore che le aveva scritto un giovane del paese Gregorio Alvignani , ma con il quale non aveva mai avuto rapporti e per questo cacciata di casa.
Il suo ripudio crea enormi sofferenze all’interno della famiglia di Marta al punto che il padre, chiusosi in se stesso, per il dolore e l’umiliazione muore dopo qualche settimana lasciando sul lastrico l’intera famiglia. Marta, nonostante sia innocente e stia attendendo un bimbo da Rocco, viene emarginata e costretta a subire vergogna ed umiliazione. Quando il bisogno economico diventa impellente, ricomincia a studiare e partecipa ad un concorso per il posto di maestra nella scuola del paese, ma nonostante Marta riesca a vincerlo, non ottiene il posto. Nessun genitore del paese avrebbe mai accettato un’insegnante per i propri figli infangata dall’onta dell’adulterio. Così accetta di trasferirsi a Palermo insieme alla madre e alla sorella, dove ottiene, grazie all’intervento dell’Alvignani, ormai divenuto senatore, un posto in un collegio.
Durante il soggiorno palermitano Marta rincontra l'Alvignani e, credendo di esserne innamorata cede alle sue lusinghe e rimane incinta. Nel contempo la sofferente madre di Rocco, che da giovane ha subito la stessa ingiusta sorte di Marta, la chiama al suo capezzale insieme al figlio. Rocco si è infatti finalmente convinto dell’innocenza di Marta e, non avendola dimenticata, vorrebbe di nuovo averla con sé. Insieme assistono alle ultime ore della madre, ma a questo punto Marta non può fare a meno di confessargli che si, stavolta, ha veramente avuto una storia con l’Alvignani. Alla fine paradossalmente Marta viene riabilitata e accolta dal marito quando in effetti un tradimento si è ormai consumato. Respinta quando era innocente viene ipocritamente accettata quando invece è veramente ''colpevole'' : Ripudiata da innocente e riabilitata da “colpevole”
.Pirandello mette in evidenza il paradosso della vita, il contrasto tra ciò che appare e ciò che è, e anche se ambientato in una Sicilia dei primi anni del '900, fortemente arretrata rispetto ad oggi e in un ambiente fortemente maschilista, io trovo che questi temi siano molto attuali. Anche oggi ciò che prevale nella nostra società è la cultura dell'apparire e non dell'essere, la falsità nei rapporti, i pregiudizi e il conformarsi alle logiche stereotipate della società.
Un senso
Sai che cosa penso
Che se non ha un senso
Domani arriverà...
Domani arriverà lo stesso
Senti che bel vento
Non basta mai il tempo
Domani un altro giorno arriverà...
Che se non ha un senso
Domani arriverà...
Domani arriverà lo stesso
Senti che bel vento
Non basta mai il tempo
Domani un altro giorno arriverà...
Voglio trovare un senso a tante cose
Anche se tante cose un senso non ce l’ha...
IL PIANTO DEL MARE
"Deve esserci qualcosa di insolitamente sacro nel sale, se è contenuto nelle nostre lacrime e nel mare!"
(Kahlil Gibran)
Questo amore
- Questo amore
- Così violento
- Così fragile
- Così tenero
- Così disperato
- Questo amore
- Bello come il giorno
- E cattivo come il tempo
- Quando il tempo è cattivo
- Questo amore così vero
- Questo amore così bello
- Così felice
- Così gaio
- E così beffardo
- Tremante di paura come un bambino al buio
- E così sicuro di sé
- Come un uomo tranquillo nel cuore della notte
- Questo amore che impauriva gli altri
- Che li faceva parlare
- Che li faceva impallidire
- Questo amore spiato
- Perché noi lo spiavamo
- Perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
- Perché noi l'abbiamo perseguitato ferito calpestato ucciso negato dimenticato
- Questo amore tutto intero
- Ancora così vivo
- E tutto soleggiato
- È tuo
- È mio
- È stato quel che è stato
- Questa cosa sempre nuova
- E che non è mai cambiata
- Vera come una pianta
- Tremante come un uccello
- Calda e viva come l'estate
- noi possiamo tutti e due
- Andare e ritornare
- Noi possiamo dimenticare
- E quindi riaddormentarci
- Risvegliarci soffrire invecchiare
- Addormentarci ancora
- Sognare la morte
- Svegliarci sorridere e ridere
- E ringiovanire
- Il nostro amore è là
- Testardo come un asino
- Vivo come il desiderio
- Crudele come la memoria
- Sciocco come i rimpianti
- Tenero come il ricordo
- Freddo come il marmo
- Bello come il giorno
- Fragile come un bambino
- Ci guarda sorridendo
- E ci parla senza dir nulla
- E io tremante l'ascolto
- E grido
- Grido per te
- Grido per me
- Ti supplico
- Per te per me per tutti coloro che si amano
- E che si sono amati
- Sì io gli grido
- Per te per me e per tutti gli altri
- Che non conosco
- Fermati là
- Là dove sei
- Là dove sei stato altre volte
- Fermati
- Non muoverti
- Non andartene
- Noi che siamo amati
- Noi tu abbiamo dimenticato
- Tu non dimenticarci
- Non avevamo che te sulla terra
- Non lasciarci diventare gelidi
- Anche se molto lontano sempre
- E non importa dove
- Dacci un segno di vita
- Molto più tardi ai margini di un bosco
- Nella foresta della memoria
- Alzati subito
- Tendici la mano
- E salvaci.
Jacques Prévert
Pensieri
Fissare il mondo
dietro vetri appannati,
domandarmi se è giusto
ciò che faccio...
Rivivere momenti perduti,
tornare col pensiero a
primavere finite.
Illudersi d'essere felice
e poi domandarmi se
è giusto quello che voglio.
Sentire scorrere una lacrima,
cancellare il vapore del vetro,
tornare a fissare i tetti rossi,
delle case e...pensare!
Canne al vento
«Sì, siamo esattamente come le canne al vento. Noi siamo le canne e la sorte il vento». Ester: «Sì, va bene, ma perché questa sorte?» Efix: «È perché il vento? Solo Dio lo sa».
Canne al vento” è considerato il capolavoro di Grazia Deledda. il romanzo capolavoro che regalò a Grazia Deledda, nel 1926, il premio Nobel per la letteratura. Incentrato sul tema della fragilità umana davanti al destino, il romanzo è costruito sulla Efix, il servo della famiglia Pintor, che è testimone e protagonista della vicenda.
Efix presta servizio da anni presso la famiglia Pintor, ormai decaduta, devoto alle tre sorelle Ester, Ruth e Noemi. In passato, l’uomo aveva anche aiutato la quarta sorella, Lia, di cui era segretamente innamorato, a fuggire nel continente, venendo alle mani con il rigido padrone Don Zame e causandone volontariamente la morte, anche se risultò un incidente. Lacerato dal senso di colpa, il servitore espia la propria colpa segreta dedicandosi completamente alla cura delle padrone, senza neanche farsi pagare. Quando all’improvviso Giacinto, il figlio di Lia, torna dalle zie, l’equilibrio di casa Pintor si rompe. Il ragazzo è uno sfaccendato imbroglione che porta nel mondo arcaico delle sorelle le novità del continente, comprese le cambiali scadute, e ne turba l’esistenza, esercitando inspiegabilmente un certo fascino su tutte quante - e su Noemi, in particolare, che si sente attratta da lui e si lacera per l’inconfessabile desiderio - fino al punto da spingerle a vendere l’ultimo podere per pagare i suoi debiti. Sentendosi responsabile del pessimo comportamento del ragazzo, Efix abbandona la casa per una vita di umiliazione da mendicante, finché un giorno non tornerà dalle sorelle per aiutarle ancora una volta: sarà lui, infatti, ad adoprarsi per organizzare il matrimonio di Noemi con un ricco pretendente. Solo allora potrà morire in pace, al suo posto, con la consolazione di aver scoperto che pure Giacinto, per riparare ai propri torti, finalmente lavora, avendo accanto la devota Grixenda che tanti anni lo aveva aspettato.
Un romanzo che ho letto tutto d'un fiato, restando estasiata delle parole così semplici eppure così profonde di questa eccezionale scrittrice autodidatta.
Sono quella che Sono
Sono quella che sono
Sono fatta così
Se ho voglia di ridere
Rido come una matta
Amo colui che m’ama
Non è colpa mia
Se non è sempre quello
Per cui faccio follie
Sono quella che sono
Sono fatta così
Che volete ancora
Che volete da me
Son fatta per piacere
Non c’e niente da fare
Troppo alti i miei tacchi
Troppo arcuate le reni
Troppo sodi i miei seni
Troppo truccati gli occhi
E poi
Che ve ne importa a voi
Sono fatta così
Chi mi vuole son qui
Che cosa ve ne importa
Del mio proprio passato
Certo qualcuno ho amato
E qualcuno ha amato me
Come i giovani che s’amano
Sanno semplicemente amare
Amare amare…
Che vale interrogarmi
Sono qui per piacervi
E niente può cambiarmi
– Jacques Prevert
Cammino tra la gente, guardo i loro
visi, cerco un loro sguardo, un
loro sorriso, ma invano: cammina
senza guardare a niente, incurante
di ciò che succede intorno,
indifferente al tuo richiamo...
Mi guardo intorno: tante case
s'innalzano imponenti: chissà
quanta gente ci abiterà!
E tante chiese, tante campane
suonano! ma....a cosa può
servire tutto questo?
Sono solo blocchi di cemento,
mura dietro alle quali si
nasconde la vera realtà del mondo,
degli uomini che soffrono, si odiano,
si uccidono fra loro: nascono
per soffrire e vivono per far del
male agli altri... E il sole sorge ancora,
sorge sempre, ma... fino a quando?
Sono sola
Io sono sola...
Sola in mezzo alla gente.
Il mattino, un nuovo giorno,
una nuova vita mi dà il
buongiorno.
Tristi ricordi e una lacrima
i miei soli compagni.
Sono come un robot che
lentamente si muove.
Tristezza e Malinconia.
Noia e Insodisfazione
di me stessa.
E io sono sempre sola.
Ed è di nuovo sera,
con un giorno di meno:
la mia vita continua...
Lentamente muore
Lentamente muore
chi diventa schiavo dell'abitudine,
ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi,
chi non cambia la marcia,
chi non rischia e cambia colore dei vestiti,
chi non parla a chi non conosce.
Muore lentamente chi evita una passione,
chi preferisce il nero su bianco
e i puntini sulle "i"
piuttosto che un insieme di emozioni,
proprio quelle che fanno brillare gli occhi,
quelle che fanno
di uno sbadiglio un sorriso,
quelle che fanno battere il cuore
davanti all'errore e ai sentimenti.
Lentamente muore
chi non capovolge il tavolo,
chi e' infelice sul lavoro,
chi non rischia la certezza
per l'incertezza per inseguire un sogno,
chi non si permette almeno una volta nella vita
di fuggire ai consigli sensati.
Lentamente muore chi non viaggia,
chi non legge, chi non ascolta musica,
chi non trova grazia in se stesso.
Muore lentamente
chi distrugge l'amor proprio,
chi non si lascia aiutare;
chi passa i giorni a lamentarsi
della propria sfortuna o della pioggia incessante.
Lentamente muore
chi abbandona un progetto prima di iniziarlo,
chi non fa domande
sugli argomenti che non conosce,
chi non risponde
quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi,
ricordando sempre che essere vivo
richiede uno sforzo di gran lunga maggiore
del semplice fatto di respirare.
Soltanto l'ardente pazienza porterà
al raggiungimento
di una
splendida felicita'.
da Poesie d’amore e di vita, 2001
Pablo Neruda
'A vita
'A vita è bella, si, è stato un dono,
un dono che ti ha fatto la natura.
Ma quanno po' sta vita è na sciagura,
vuie mm' 'o chiammate dono chisto ccà?
E nun parlo pe me ca, stuorto o muorto,
riesco a mm'abbuscà na mille lire.
Tengo 'a salute, e, non faccio per dire,
songo uno 'e chille ca se fire 'e fà.
Ma quante n'aggio visto 'e disgraziate:
cecate, ciunche, scieme, sordomute.
Gente ca nun ha visto e maie avuto
nu poco 'e bbene 'a chesta umanità.
Guerre, miseria, famma, malatie,
cristiane addeventate pelle e ossa,
e tanta gioventù c' 'o culo 'a fossa.
Chisto nun è nu dono, è 'nfamità.
Totò
Triste
Triste è la sera che giunge,
triste è il mio cuore che
non sa che fare...
Triste è capire che un altro
giorno è passato senza
fare niente: senza vedere,
nè sentire niente...
Sola cammino in mezzo
alla vita, anche se tanti
volti mi passano accanto:
volti indifferenti, volti
nemici che non fanno che
aumentare la mia tristezza
e il mio sempre più forte
abbasso la vita!
Triste è pensare che domani,
forse, un altro giorno
passerà...
Narciso e Boccadoro
"La nostra meta non è di trasformarci l'un
l'altro, ma di conoscerci l'un l'altro e d'imparar a vedere e a rispettare
nell'altro ciò che egli è: il nostro opposto e il nostro completamento."
Narciso e Boccadoro è un celebre romanzo dello scrittore tedesco Herman Hesse.
La storia di questo libro è ambientata nell’oscuro, ma affascinante Medioevo e racconta della splendida amicizia tra Narciso, monaco che si dedica completamente alla religione e quindi al riparo dal mondo, e Boccadoro, artista che invece è attratto da tutto ciò che è vita, con grande facoltà di amare e di sentire emotivamente la vita.
Narciso è un giovane maestro nel convento di Marianbrom, è carismatico, dotto, meditativo, dotato di una straordinaria capacità di intuito; Boccadoro diventa suo scolaro quando viene inviato in monastero dal padre al fine di espiare l’anima peccaminosa ereditata dalla madre.
Tra i due, pur così diversi, nasce un'attrazione immediata e spontanea. Boccadoro prende Narciso come esempio da seguire e crede di essere anche lui portato e destinato alla vita monastica. Ma Narciso intuisce l’intelligenza e il talento di Boccadoro, e gli fa comprendere che il suo posto non è il monastero con la vita meditativa e spirituale: lui è un artista con lo spirito del vagabondo, ereditato dalla madre che, nell'inconscio, cerca di ritrovare. Sarà questa infatti la meta della sua vita.
Così Boccadoro lascia il convento per affrontare un viaggio pieno di avventure e di realtà diverse. Ma nel lungo viaggio non si scorderà tuttavia dell'amico più caro, Narciso, che è costantemente presente nei suoi pensieri.
Divenuto abile artista, capace di raffigurare con efficacia volti e sentimenti, si troverà sul punto di salire sul patibolo, ma sarà salvato da un misterioso abate, nel quale si sveleranno le sembianze dell’amico Narciso. Sono passati gli anni, e i due amici, invecchiati, si rincontrano. Boccadoro tornerà a Maria Bronn e metterà al servizio della comunità la sua arte di fine intagliatore. Ma ripartirà nuovamente, ansioso di fare sempre nuove esperienze, per tornare dopo anni, fiaccato nel corpo e morente.
Il fulcro del romanzo è il contrasto tra spirito e natura, la ricerca della realizzazione.
Ma sia Narciso che rappresenta lo spirito, che Boccadoro che rappresenta la natura, non raggiungeranno mai la piena realizzazione, perché adoperano come mezzo solo lo spirito o solo i sensi, e ciò si rivela insufficiente. Infatti Boccadoro perde la sua spiritualità e la fede in Dio, mentre Narciso, abate, perde la capacità di conoscere con i sensi.
In ognuno di noi esiste una dualità: entrambi gli aspetti possono convivere. Infatti in ognuno di noi convivono il raziocinio e l'istinto. Spetta a noi scoprire ed accettare quella parte che è più nascosta in noi, e poi trovare un giusto equilibrio tra le due parti per vivere pienamente e con soddisfazione.
Il romanzo è breve e si legge facilmente ma molto significativo ed intenso.
Oltre a farci riflettere sulla nostra dualità, ci invita a conoscerci l'un l'altro accettando le varie diversità senza il pretesto di voler cambiare l'altro che è opposto a noi ma anche nostro completamento.
Oltre a farci riflettere sulla nostra dualità, ci invita a conoscerci l'un l'altro accettando le varie diversità senza il pretesto di voler cambiare l'altro che è opposto a noi ma anche nostro completamento.
Siddharta
" La maggior parte degli uomini sono come una foglia secca, che si libra e si rigira nell'aria e scende ondeggiando al suolo. Ma altri, pochi, sono come stelle fisse, che vanno per un loro corso preciso, e non c'è vento che li tocchi, hanno in loro stessi la loro legge ed il loro cammino."
Siddharta è un romanzo dello scrittore tedesco Hermann Hess, che fu pubblicato per la prima volta nel 1922.
Il libro è ambientato in India, e narra la vita di Siddharta, giovane indiano, che cerca la sua strada e il suo “io” in svariati modi.
Figlio di un Brahmino , “cosi studioso, così avido di sapere” già destinato a diventare un “sommo sacerdote, un principe tra i Brahmini”, desideroso di liberarsi dalla tradizione della sua casta e della sua religione per arrivare a un proprio modo di religiosità o saggezza, decide di lasciare la casa paterna per aggregarsi, seguito dal suo fedele e devoto amico Govinda, ai Samana, asceti girovaghi.
Passerà poi di esperienza in esperienza, dal misticismo alla sensualità, dalla meditazione filosofica alla vita degli affari.
Siddharta è un uomo che per tutta la vita si pone molte domande e non riesce mai a soddisfare la sua sete di sapere, soltanto alla fine troverà la quiete: comprende da solo che quello che stava cercando era all’interno del suo Io dal quale in principio aveva cercato di liberarsi.
Il fascino della ambientazione orientale e le molte similitudini con la vita del più conosciuto Siddharta Gautama, il Buddha, ci trasportano in un non tempo che è sempre attuale, che in parte spiega la continuità dell'attenzione dei lettori verso questo racconto.
Il libro ebbe successo soprattutto tra i giovani e da allora la sua storia continua ad accompagnare le giovani generazioni nell'avventura della vita ( anche quelli che lo sono sempre nell'anima come me!) perchè Siddharta rappresenta l'inquietudine adolescenziale, l'ansia di ricerca di se stessi.
Il romanzo è abbastanza breve anche se in alcuni punti molto complicato.
Io l’ho letto molte volte e, ogni volta (a seconda del periodo che stavo vivendo) vi ho trovato delle risposte diverse.
Una cosa è certa comunque: chi cerca una “rivelazione”, risposte o verità assolute in questo libro, non le troverà perché quello che cerchiamo lo possiamo trovare solo dentro di noi così come è successo a Siddharta.







